Distribuzione Vini Naturali

Vendemmia 2017

Cosa dovremo attenderci per il 2017? Che vendemmia è stata?

Rimanendo nell’ambito del nostro bel paese, tutto fa presagire si tratti di una buonissima annata. Con le tradizionali eccezioni dovute alla estrema eterogeneità del nostro territorio ed ai connessi microclimi, si può identificare la 2017 con un deciso calo dei volumi di raccolta rispetto alla 2016, associato, tuttavia, ad un alto profilo qualitativo delle uve.

I nostri tour in primavera e nei periodi pre-vendemia e di raccolta, ci confermano le impressioni di vigneti certamente segnati dalle gelate di fine Aprile e stressati dalla siccità infinita dell’estate. Questa mancanza d’acqua, però, ha determinato anche degli effetti positivi sotto il punto di vista agronomico. Vigne meno minacciate da fitopatie varie ed uve meravigliosamente sane.

Il forte calo della produzione si estende anche ai paesi a noi enoicamente e commercialmente ‘vicini’, in alcune zone spesso ancor più deciso di  quello che ha riguardato l’Italia. La Francia, soprattutto a causa delle criminali gelate di fine Aprile, ha registrato una delle annate più scarse. La produzione della Spagna è stata altresì all’insegna di un lieve calo.

(le foto si riferiscona alla vendemmia 2017 di Cantina Giardino)

Da nord a sud, insomma, le vendemmie hanno regalato bei grappoli e previsioni ottimistiche.

Alla luce delle aspettative dei vignaioli sparsi qua e là nella nostra penisola, ancorché scaramanticamente votate ad un congenito cauto ottimismo, ci attendiamo dunque una annata sugli scudi.

Attendiamo speranzosi…….. ed assetati.

Concludo con una testimonianza, diciamo in casa nostra, della bontà dell’annata 2017.

Una minuscola vigna al confine tra Campania e Molise; poco meno di 7000 metri di vite a tendoni di circa 50/60 anni. Si, il tendone. L’immagine di quella forma di allevamento storicamente legata al vino di famiglia, al vino di sostentamento, al vino dei contadini.

E qui il vino è familiare, è contadino e ‘sostiene’, non più l’esigenza vitale di sostituire il cibo che non c’è ma l’armoniosa necessità che si accompagni ad ogni momento della vita stessa. Il vino per mangiare, non più il vino da mangiare.

Malvasia, Trebbiano, Falanghina, Malvasia nera, Lambrusco, Aglianico e Barbera del Sannio affacciati sotto il monte Mutria, preludio del Matese. A 750 metri s.l.m. A due passi dalla neve. Vigna baciata dal sole e dalla luce, aria fresca anche d’estate, terreno marnoso calcareo. 5 minuti in macchina dal piccolo comune di Pietraroja, paese natio di mio padre e di Ciro, il ‘cucciolo di dinosauro’ rinvenuto anni fa e che ha portato alle cronache il delizioso villaggio, già noto nel Sannio per i formaggi di pecora, il prosciutto ed i Carrati, tipica ed artigianale pasta fresca a grano duro. Ah, ecco perché il vino è buono!!! Ci sono anche tanti resti fossili!!!

Raccolta molto sotto la media ma uva strepitosa. Grappoli con colori meravigliosi e maturazione perfetta. Rarissimo trovare qualche acino non in linea con la bellezza del contesto. L’assaggio delle uve ha dato ulteriore conferma alla bontà della panoramica visiva. Bucce spesse e tanto intenso succo.

Faremo perno sulla parentela ma, soprattutto, sull’amicizia ed affetto che ci lega a questa famiglia per avere almeno un po’ di questo succo d’uva e farlo assaggiare ai nostri amici. Quelli buoni, pero’!!!

di Americo Gizzi

 

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